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GLI ATTORI DELL’OTELLO TEATRALE DI CARMELO BENE |
Gli attori sono dei manichini. I loro costumi eccessivi, roboanti sono (come sempre accade in Carmelo Bene) studiati per impedirne i movimenti. I loro movimenti sembrano una parodia di quelli di Otello. Gli altri personaggi sembrano una versione degradata del Moro. Otello indossa un costume cinquecentesco ed ha il volto nero. Un nero che alla fine sparirà, asportato dagli altri personaggi:
Il nero della diversità di Otello si stinge negli amplesi sul corpo di Desdemona, contagiando tutti gli altri ruoli-corpi, avocati in una sola voce, la mia in playback
All’inizio dello spettacolo, tutti gli attori sono in scena. Il loro movimento intorno al letto è ridotto al minimo. Alla geometria spaziale si sostituisce “una geometria delle velocità e delle intensità, degli affetti” 18 affidata alla parte sonora dello spettacolo:
Nella sua riduzione all’essenziale, la messinscena dell’Otello non ammette altro movimento che quello della vocalità, svolto con tutti i crismi del discorso musicale.
Ma le voci di questo discorso, sono quelle di Bene e Cinieri che doppiano in playback quelle di tutti gli altri personaggi, ad eccezione di quelli femminili:
manichini a sostegno di una voce in playback […] destituiti di ogni spessore psicologico e scenico, appaiono e dispaiono come fantasmi […] In primo luogo, per la nota avversione da parte di Carmelo Bene per la “rappresentazione” […] avversione a prendere sulla scena […] il posto di un altro e credere che veramente si è lui, fingendone sospiri, lamenti, dolore carattere. In secondo luogo, per il profondo disprezzo che Carmelo Bene nutre per gli attori e per la loro maniera falsa e retorica di impersonare figure [...] Come in molti spettacoli, l’attore viene dunque “cancellato”, la sua parte appena accennata, il suo ruolo smorzato […] All’attore non spetterà altro compito che quello di stare sul palcoscenico e di prestare la sua persona fisica al playback che lo annulla.
All’inizio di Otello o la deficienza della donna, Carmelo Bene descrive il comportamento dei personaggi del suo spettacolo. Desdemona è una:
adolescente madonna veneziana – “prima attrice giovane – è essenzialmente SPETTATRICE LETTRICE ASCOLTATRICE della FIABA d’OTELLO: è abbastanza per farne una VITTIMA
[…]
Ella, pure se “onesta”, non dà l’AFFIDAMENTO d’uno JAGO. Non ne ha l’INFEDELTÀ necessaria a soddisfare il DESIDERIO EROTICO del “MORO”, né a garantirgli QUIETE e/o FOLLIA TEATRALI…
INNOCENTE su qualsivoglia pagina di cronaca nera è tre volte COLPEVOLE TEATRO
Emilia è la volgarizzazione di Desdemona e Bianca la sua prostituzione: le tre donne vanno intese infatti come un unico volto di donna a tre profili. I personaggi maschili, come abbiamo detto, sono doppiati da Bene e Cinieri:
RODERIGO MUTO
Un BRABANZIO vocalmente artefatto da JAGO
E soprattutto MICHELE CASSIO “doppiato” – sincrono e no – sempre da JAGO
Questi agiscono sulla scena come attori senza ruolo, fatti “della stoffa medesima dei segni”, sono soffi di Jago, sono destinati a visualizzare il suo apprendistato. Iago è l’apprendista dello stile teatrale di Otello:
di fronte al NERO – OTELLO, Jago è SCENICAMENTE l’APPRENDISTATO elevato a METODO…
Secondo Carmelo Bene il rapporto tra Iago e Otello è un rapporto di amicizia non tradita, perché il tradimento è un destino riservato ai ruoli, mentre loro vanno intesi come attori. Iago non può tradire Otello perché lui si è già tradito sposando Desdemona, si è già degradato. Carmelo Bene sottolinea la contemporaneità, presente già in Shakespeare, dell’iniziativa di Iago e del matrimonio di Otello. Una degradazione civile e militare lega Otello, Cassio e Iago: Generale, luogotenete, alfiere. Cassio dovrà assumere su di sé: “Il FANTASMA del FEMMINILE ASSENTE nel “donnesco” a disposizione”, mentre Iago dovrà soccorrere “teatralmente” Otello degradato.
Felice Altarocca
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