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05/09/2010 
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TEATRO CIVICO DI SCHIO
Teatro Civico di Schio

Foto: 1 - 2
Comune: Schio

Spettacoli rappresentati
- L'incontro, la passione, il talento



Nell' affrontare la progettazione del «Civico>, prima preoccupazione del Chemello fu quella di realizzare un edificio nei quale venissero «risolti, accanto ai non indifferenti problemi strutturali, sia quelli connessi con la creazione di un palcoscenico razionalmente attrezzato, sia quelli relativi agli spazi per il pubblico ivi compresi gli accessi, i servizi ed il ridotto. «Per i problemi strutturali previde, con una notevole arditezza, considerati i tempi, l'impiego del calcestruzzo armato per la formazione del grande imbuto che forma il vaso del teatro e per tutti i solai, compreso quello dei salone adibito a ridotto». Un altro non trascurabile problema era quello di adeguare le linee ar chitettoniche della grande fabbrica (m 28,15 di fronte, 46,15 di lunghezza e 13,50 di altezza al cornicione per mq 1299 di superficie coperta e mc 17500 circa di cubatura) alle caratteristiche degli stabili contigui e dell'ambiente circostante. A tal fine egli seppe armonizzarne le dimensioni complessive in una elaborazione di forme architettoniche caratteristiche dell'Ottocento che, pur non presentando innovazioni o alzate d'ingegno, acquisiscono una dignità formale nelle facciate compassate e sobrie, particolarmente in quel la principale che è la più curata ed elegante. - Questa, prospiciente via Maraschin, concepita in un solido ed ordinato stile «eclettico», tripartita e coronata da un fastigio con lo stemma di Schio, si presenta di una sobria semplicità piena di movimento e di eleganza architettonica. Ai lati due ali rialzate ne concludono il corpo centrale domi nato da tre archi ben proporzionati e protetti da una tettoia. Qui è l'ingresso principale; sull'ala di sinistra c'è quello al «Caffè del Teatro», sull'ala di destra quello al loggione e al ridotto. Per una esauriente e particolareggiata descrizione dell'interno del teatro e delle sue strutture attingerò, oltre che a personali ricordi e rimpianti, ai vari articoli, relazioni, servizi pubblicati sull'argomento. Peccato che le miserevoli condizioni in cui ora versa quello che fu uno splendido tempio dell'arte, non consentano l'uso del «presente» perché, tranne i nudi muri ed in quale stato!, tutto ciò che lo faceva bello e funzionale è, per tanti aspetti inspiegabilmente, scomparso o irrimediabilmente rovinato per cui si sarebbe portati a dire: «Il Civico fu o era».., anche se una tenue, viva speranza induce a sussurrate: «sarà». Tuttavia nell'apprestarci ad entrare, vogliamo, anche se lo sforzo è notevole, ignorare Io stato attuale e rifugiarci nel passato, a tanti anni addietro, quando il «Civico» era nel suo pieno splendore. Va premesso che il teatro fu concepito e costruito con tutte le caratteristiche del teatro all'italiana: sala a ferro di cavallo, platea, palchi ed ampio loggione. Ed ora, saliti i tre scalini che lo sopraelevano dall'antistante piazzale, apriamo il cancelletto centrale in ferro che immette nel pronao e da qui entriamo nell'ampio ed elegante atrio o foyer. Sulla sinistra, per una porta a vetri, si può accedere allo spazioso «Caffè del Teatro» munito di cantina e di locali di servizio e comunicante anche con l'esterno, dovendo restare aperto al pubblico anche quando non ci sono spettacoli. L'atrio poi dà accesso alle comode e ricche scale in marmo per salire ai palchi di primo e secondo ordine ed alla galleria. Sulla destra c'è il locale per i bigliettai (diviso in due parti: una verso l'interno per gli spettatori della platea, dei palchi e della galleria e l'altra verso via Fra Giovanni da Schio per il pubblico del loggione). A fronte dell'entrata, sull'alto della porta centrale d'ingresso alla platea è infissa una targa decorativa, opera dello scultore Carlo Lorenzetti, che nel 1906 aveva eretto in piazza IV Novembre il monumento ai fratelli Pasini. In essa la musica da un lato e il canto dall'altro, raffigurati da due putti con le maschere della commedia, e lo stemma cittadino, fanno contorno al campo recante questa dedica: ALL'INDUSTRE SCHIO PERCHÉ NELL'ARTE TROVI SOLLIEVO E DILETTO LA PRESIDENZA DI QUESTO TEATRO SORTO PER GENEROSE SOTTOSCRIZIONI CITTADINE DEDICA A. D. MCMIX Alla platea si accede, oltrepassate le tre grandi porte d'ingresso, da uno spazioso andito (m 9 per 10) completamente aperto verso l'interno nel qua le possono trovar posto in piedi altri 200 spettatori. La platea misura m 15 per 14 ed ha tutti i posti a sedere (poltrone, poltroncine, scanni) per 276 spettatori. Alle poltrone ed alle poltroncine si può accedere dai corridoi correnti sotto i palchi di primo ordine oltreché dalla platea stessa, tra i cui posti a sedere sono tenuti liberi tre passaggi, uno centrale e due laterali. Il pavimento è smontabile per rendere possibili gli spettacoli dei circhi equestri: basta levare il pavimento stesso e la pista è belle pronta essendo il suolo sottostante a livello con quello del sottopalco il quale comunica con l'interno mediante una comoda porta centrale, per l'accesso dei cavalli. Sul davanti vi è il posto per allogarvi l'orchestra, il golfo mistico, capace di ospitare fino a 50 suonatori, abbassato di circa mezzo metro rispetto al livello della platea e su doppia cassa armonica allo scopo di garantire «maggior fusione dei suoni, maggior diligenza d'esecuzione per 1 minori distrazioni dei suonatori, maggior vicinanza al proscenio del direttore d'orchestra e quindi più prontezza e vigoria di direzione». Attorno alla platea corrono i due ordini di palchi. Il primo interrotto al centro per dare spazio ai tre fornici dell'ingresso, il secondo ad un ampia galleria capace di 120 posti. Nei palchi e nelle barcacce di primo e secondo ordine (complessivamente 28) possono trovar posto all'incirca 170 spettatori. Sullo stesso piano dei palchi di secondo ordine e della galleria vi la grande e ricca sala del ridotto (m 20 per 10) con vestibolo ed altri accessori per conferenze, riunioni, banchetti, proiezioni cinematografiche, feste danzanti ecc. E questa la più grande sala di Schio. Nel terzo ordine s'incurva una grandiosa gradinata disposta ad anfiteatro: il loggione capace di 700 posti a sedere divisi in tre ordini. La capienza del «Civico», anche se inferiore forse a quella prevista (1500 posti), è certamente notevole ed adeguata a soddisfare le esigenze del pubblico scledense ed è superiore a quella degli altri teatri della provincia e della città. Lo pongono anche all'avanguardia la modernità e la razionalità della sua costruzione e delle sue strutture, delle sue attrezzature e dei suoi servizi. Per il pubblico in particolare prevede facilità di accesso, comodità di posto, servizi igienici numerosi e ben ubicati e dimensionati, scale e terrazze in numero di due per ogni piano, assai comode specie negli intervalli, dove gli spettatori possono incontrarsi, conversare, commentare l'andamento e la qualità dello spettacolo, godere un po' d'aria e, se del caso, farsi anche una fumatina. Il palcoscenico ha le dimensioni di m 14 di larghezza, 15 di profondità e 9 di altezza. Ai lati del proscenio ha due porte che consentono agli artisti di presentarsi alla ribalta senza alzare il sipario. La sua ampiezza, la modernità delle sue attrezzature, la cospicua ed adeguata dotazione di dispositivi meccanici e tecnici, la possibilità di vari e rapidi cambiamenti di scena lo rendono adatto e capace agli allestimenti delle opere liriche più moderne e grandiose. Lo divide dalla sala uno splendido e ricco sipario di velluto color cremisi alto m 14, confezionato a Milano, ricamato in seta ed oro. Un altro sipario réclame assunto dalla ditta Balasso e Santacatterina, fa la sua apparizione negli atti intermedi allo spettacolo. Anche il palcoscenico è dotato di numerosi servizi: 15 eleganti camerini per gli artisti, 3 per le ballerine, 2 grandi sale per i coristi, le coriste e le comparse divisi su tre piani, stanze da toilette, doppia scala di accesso, numerosi magazzini e ballatoi di manovra oltre ad uno spazioso sottopalco. La nostra visita al teatro si conclude ammirando la bellezza della sua decorazione interna che contribuisce a suscitare nello spettatore, unitamente all'armonia e all'eleganza delle linee architettoniche e strutturali dell'ambiente, una sensazione di gradito stupore e di soddisfazione propria di quelle opere nelle quali al senso pratico ed alla ricerca degli effetti si accompagna un garbo rifuggente da esagerazioni pompose. Tale decorazione si svolge sopra due toni predominanti: il rosso cupo del ricco sipario e delle tappezzerie, e, come tinta generale, un giallo chiaro e tenue sposato al verde quieto del lauro e delle rose che formano l'elemento decorativo principale. L'alloro fascia infatti il soffitto di una larga zona leggera e le rose bianche e gialle si piegano a festoni in alto, tutto intorno all'anfiteatro, s'intrecciano a nastri lungo i parapetti dei palchi, tracciano la loro nota di gentilezza. za sul velluto del sipario e salgono a cingere con una snella cornice dorata la vaghezza delicata e festevole di una danza di ninfe e di fiore che, nel quadro sopra la scena, porta alla decorazione una nota d'arte più saliente. Alla decorazione presiedette Tommaso Pasquotti al cui gusto squisito non poteva essere più felicemente affidata la parte artistica e il cui nome re sta in un'opera alla quale l'egregio artista volle dare ambito contributo sol tanto per amore del suo paese. Al quadro delle ninfe e delle fiore lavorò il pittore Giuseppe Mincato di Schio, un giovane che sa farsi onore con la serietà operosa dell'ingegno e degli intendimenti. La decorazione floreale, graziosissima, è dovuta a Luigi Pupin e figli, il boccascena a ricchi stucchi dorati è del Marani di Padova. La cornice dorata sopra la scena è lavoro snello e ben riuscito di Luigi Pagliaro, nel ridotto dipinsero Pamato e Pietrobelli e nell'atrio Cavedon. Tutti pittori scledensi. Accanto a questi artisti è doveroso ricordare anche le imprese, le ditte e quanti artigiani ed operai hanno lavorato alla costruzione e all'arredo del teatro. Le opere murarie, iniziate nel 1907, furono affidate all'impresa di Antonio Carretta di Montecchio Precalcino «tanto ben conosciuta per altri importanti lavori eseguiti altrove». Quali «bravi» assistenti lo affiancarono Giovanni Brunetto da Centrale, Gaetano Pasqualotto da Thiene e Agostino Antonello da Schio. La parte in calcestruzzo fu affidata alla rinomata ditta ing. Porcheddu di Torino, rappresentata nella nostra provincia dall'egregio ing. Lorenzo Priuli Bon. Il marmo bianco delle scale, fornito dall'industria Vicentina, proviene dalla cave di Chiampo mentre la ditta Lora di Trissino provvide alle ringhiere artistiche in ferro battuto. L'impianto di riscaldamento,costituito da quattro moderni caloriferi ad aria calda, fu opera della nota ditta Larghini di Vicenza. L'illuminazione elettrica, curata dalla ditta AEG Thomnson Houston di Venezia costituita da circa un migliaio di lampade, molte delle quali a retaggio, in teatro (110 nel lucernario al centro del soffitto) e 600 fra bian che rosse e blu, nel palcoscenico per gli effetti di luce. L'attrezzatura del palcoscenico è opera mirabile del capo macchinista del teatro reale dell'«Opera» di Roma Oreste Bornisacci. Un modellino del teatro, per appagare e soddisfare l'interesse e la curiosità dei cittadini è stato esposto «nelle ospitali vetrine del negozio Zanusso-Dalla Vecchia».

Prevendita biglietti per tutti gli spettacoli c/o Fondazione Teatro Civico di Schio dal 5/11 dal lunedì al venerdì ore 10.00-12.30
- 2 giorni prima di ogni spettacolo e il giorno dello spettacolo ore 10.00-12.30 e 17.00-19.30 (solo giorni feriali lunedì - venerdì)
- al botteghino del teatro, dalle ore 20.00 del giorno dello spettacolo, sono in vendita i posti disponibili dopo la prevendita.

Prenotazioni telefoniche abbonamenti e biglietti sono accettate.
Dovrà seguire l’invio di copia della ricevuta del versamento dovuto - via fax (0445504124) o e-mail (info@teatrocivicoschio.it) - entro 24 ore dalla prenotazione e comunque non oltre la mattinata del giorno dello spettacolo (sabato escluso).

http://www.teatrocivicoschio.it
info@teatrocivicoschio.it
 
 
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